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Il viaggio nella finanza decentralizzata è appena iniziato: scopriamo le 5 cose da sapere prima di usare la DeFi

25 Luglio 2024

Usare la DeFi: 5 cose da sapere

Il nostro corso di DeFi per principianti prosegue con la seconda puntata.

Oggi parleremo delle 5 cose che devi assolutamente sapere prima di iniziare a investire nella finanza decentralizzata. Nel dettaglio, scopriremo alcuni concetti fondamentali che ci accompagneranno nel percorso.

Da questo episodio entreremo un po’ più nel tecnico, impiegando la terminologia specifica. Pertanto, il video inizia introducendo un glossario che andremo ad arricchire nel tempo.

Mi raccomando: quanto scritto è solo un riassunto. Guarda il video dall’inizio alla fine, così da non perdere alcun passaggio chiave.

Buona visione!

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Riassunto dell’episodio

Glossario della DeFi

Ecco i termini che entrano a far parte del nostro glossario DeFi:

  • Farmare: conosciuto anche come Yield farming o Farming, consiste nel fornire liquidità a un protocollo DeFi in cambio di invitanti ricompense.
  • Smart contract: trattasi di un algoritmo atto a svolgere una determinata operazione. Nasce su blockchain Ethereum e viene in seguito introdotto su altri network.
  • DApp: applicazioni in cui numerosi smart contract operano tra loro per offrire determinati servizi all’utente.
  • EVM: Sigla di Ethereum Virtual Machine, è la macchina virtuale che consente l’esecuzione degli smart contract.
  • Liquidity mining: è il programma di incentivi atti ad attrarre liquidità su una piattaforma di finanza decentralizzata.
  • APR ed APY: Rispettivamente Annual Percentage Rate e Annual Percentage Yield…li vedremo nel prossimo paragrafo!

APR ed APY nella DeFi

APR ed APY sono due concetti fondamentali nel mondo DeFi e non solo. Che cosa sono?

Entrambi rappresentano il ritorno che otterremo da un investimento in un anno. Vi è però una differenza sostanziale.

L’Annual Percentage Rate (APR) non tiene conto dell’interesse composto. In pratica, consiste nella rendita annuale priva del reinvestimento dei guadagni.

Al contrario, l’Annual Percentage Yield (APY) considera nel calcolo il reinvestimento (a certi intervalli) di quanto accumulato come rendita.

L’APR segue il pensiero “deposita e dimentica”: versiamo coin o token nel luogo dedicato (solitamente pool di liquidità o vault) e sappiamo che il ritorno sarà dell’X% annuo. Non dovremo effettuare alcuna modifica o attività di monitoraggio (anche se è ovviamente sempre consigliato).
L’unica azione richiesta sarà quella di raccogliere periodicamente le rendite accumulate, così da poterle effettivamente ricevere sul nostro wallet crypto.

L’APY richiede invece un certo grado di partecipazione da parte dell’utente.
Di fatto, sarà necessario raccogliere le ricompense, convertirle in liquidità e reinvestire la stessa nel pool. Maggiore è la frequenza di questa azione (definita compounding) superiore sarà l’APY. Comunque, esiste un limite dettato dal buon senso oltre che dalla matematica: reinvestire gli interessi accumulati in modo compulsivo lascia il tempo che trova.

Esistono piattaforme come Beefy Finance che fanno compounding automatico, chiedendo in cambio di una piccola percentuale dei nostri guadagni.

Scopriremo tutto più dettagliatamente nei prossimi video. Nel frattempo, se non hai ancora visto questo episodio, ti consiglio di farlo: sono molto più esaustivo che nel riassunto!

DeFi e sicurezza

Dalla CeFi alla finanza tradizionale, ciascun mondo porta con sé dei rischi.

Vediamo qualche consiglio di base a tutela delle nostre criptovalute in ambiente DeFi.

Innanzitutto, il PC è meglio dello smartphone. Quest’ultimo ha lo schermo decisamente più piccolo e può portare a errori o digitazioni non volute.

In aggiunta, sarebbe perfetto disporre di un computer dedicato solo alle crypto, preferibilmente MAC o Linux. Purtroppo, Windows è statisticamente meno sicuro e potremmo incappare in malware che puntano proprio ai nostri fondi. Ovviamente tutto dipende dai capitali coinvolti: per 50€ in bitcoin possiamo anche correre qualche rischio; diverso se le cifre iniziano a salire.

Sul tema sicurezza, attenzione ai wallet.
Mai condividere la propria seed phrase e vietato fornirla a piattaforme DeFi o “customer care”: è sicuramente una truffa. La seed phrase va conservata al sicuro e utilizzata solo se è necessario recuperare il proprio wallet in autonomia.

In aggiunta, un hardware wallet è caldamente consigliato per incrementare la sicurezza. Ecco il link al negozio Ledger, il brand numero uno del settore: da’ un’occhiata!

Massima cautela con tutto ciò che rientra nel phishing.
Vietatissimo cercare sui motori di ricerca il nome della piattaforma e cliccare il primo risultato: spesso gli scammer acquistano gli spazi pubblicitari con lo scopo di attrarre gli utenti dei protocolli DeFi e truffarli.
Occhio anche a E-mail e messaggi privati provenienti da sedicenti consulenti finanziari. Difficilmente un professionista verrebbe a scrivervi su Telegram o via mail.

Occorre poi prestare attenzione ai rischi di ciascuna piattaforma DeFi. Essi variano e comprendono quasi sempre exploit dovuti a vulnerabilitàbug degli smart contractdefault e rug pull.

Il rischio zero non esiste. Possiamo solo rendere questa probabilità più piccola possibile.

Ecco quindi che diventano fondamentali le ricerche sul progetto, compresi i membri del team coinvolti. Nomi noti e autorevoli sono sinonimo di serietà, così come ex-scammer o anonimato rappresentano chiare bandiere rosse.

Fondamentali poi dati come la liquidità depositata (più è consistente, maggiore è la solidità del protocollo) e la longevità.

Proprio così: per stare al sicuro, prima di investire su una piattaforma bisogna svolgere una sorta di analisi fondamentale.

Impermanent Loss: questa sconosciuta

Se vogliamo investire nella DeFi dobbiamo conoscere bene che cos’è l’impermanent loss.

La confusione regna spesso sovrana nei confronti di questo termine. In realtà, si tratta di un concetto abbastanza semplice da capire.

Nella finanza decentralizzata, i pool di liquidità svolgono un ruolo fondamentale. In base ai mercati crypto proposti, ogni DEX ne possiede diversi.
Gli utenti versano coin e token in queste cassaforti virtuali, ottenendo in cambio una rendita passiva. I fondi vengono utilizzati per consentire trade regolari e senza limitazioni. Vediamo un esempio.

Immaginiamo un contenitore virtuale di criptovalute, dedicato nello specifico a due di esse: BNB e CAKE. Esso conterrà una certa quantità di queste coin, in proporzione 50:50. Perciò, se il valore totale dei depositi fosse di 1 milione di dollari, 500 mila saranno in BNB e 500 mila saranno invece in CAKE.

Un utente vuole scambiare dei BNB per CAKE. Compiendo il trade, lo smart contract dedicato andrà a interagire con il pool di liquidità, versando BNB e prelevando CAKE.
Per mantenere l’equilibrio, il pool è programmato per riequilibrarsi automaticamente.

Finora è tutto facile ma cosa succede se il valore delle crypto cambia?

Se entrambe le valute scendono/salgono in modo uguale o simile, la variazione tra loro è trascurabile.

Invece, se solo una di esse sale/scende, o peggio entrambe si muovono ma in direzioni opposte, il cambio subisce forti modifiche.

Proprio qui entra in gioco l’impermanent loss, cioè la perdita che si subisce depositando criptovalute in un pool di liquidità rispetto al semplice hold.
Dato che il pool si riequilibra per mantenere pari valore tra gli asset, variazioni nel cambio portano a squilibri significativi rispetto alla quantità di partenza. Ecco perché potremmo ritrovarci con più o meno coin e token rispetto che all’inizio, subendo perdite o incassando un guadagno minore.

Nel video la spiegazione è semplice e completa. Puoi anche dare un’occhiata a questo articolo dedicato a che cos’è l’impermanent loss.

Moltitudine di chain e DApp

Ultimo punto ma non per importanza: per usare la DeFi dobbiamo sentirci a nostro agio nella moltitudine di blockchain e DApp.

Bridge cryptoDEXpiattaforme di lendingprotocolli esotici: la finanza decentralizzata è una giungla in continua espansione. L’utente deve quindi restare aggiornato e saper cogliere le nuove opportunità.

Non solo: è fondamentale essere in grado di studiare i protocolli DeFi e saper riconoscere quelli pericolosi e da evitare in partenza.

Certo, potremmo limitarci a operare su realtà ben note e che conosciamo meglio delle nostre tasche. Difficilmente però il vero appassionato di DeFi si porrà dei confini. Lo studio è quindi l’unica arma che può proteggerci.

Nelle prossime puntate esploreremo in maniera generale come funzionano le varie tipologie di protocolli DeFi, concentrandoci sulle blockchain più utilizzate. Perciò, non smettere di seguirmi e preparati: il meglio deve ancora venire!